NOTIZIE • Rose bio al posto dell’oppio in Afghanistan

 

L’Afghanistan è il maggiore produttore di oppio del mondo. Nel 2007, questo Paese ha prodotto 8.200 tonnellate di oppio, ossia 2,3 volte di più che nel 2003, con un export valutato in circa quattro bilioni di dollari. Benché la maggior parte dei profitti vada ai grandi trafficanti, i coltivatori guadagnano tra le sette e le dieci volte di più che se producessero grano.

La sussistenza di circa due milioni di persone nelle aree rurali (soprattutto nelle zone Sud ed Est del Paese) dipende dalla produzione di oppio. Numerose Ong e organizzazioni di aiuto allo sviluppo internazionale stanno cercando di trovare fonti di guadagno alternative per i piccoli produttori ma, considerato l’alto valore aggiunto della produzione di oppio, per le colture biologiche non è facile competere.

Dal 2004 l’organizzazione di cooperazione internazionale tedesca Welthungerhilfe ha messo a punto il progetto “Rose per il Nangarhar”, nell’Afghanistan orientale. L’iniziativa fa parte di “Alternative Livelihoods”, un progetto finanziato dall’Unione Europea e operante nello sviluppo di fonti di guadagno alternative per la popolazione rurale. Lo scopo è offrire ai contadini della provincia un’alternativa alla coltura dell’oppio.

Così, grazie alla produzione dell’olio di rosa (Rosa damascena), almeno alcune coltivazioni di oppio potrebbero essere rimpiazzate. Il prezioso olio di rosa viene estratto dai fiori e, tra i vari impieghi, è molto utile per la preparazione di costosi profumi. Attualmente circa 300 famiglie coltivano rose su una piccola parte dei loro terreni.

A partire dal 2007 i primi appezzamenti e la produzione sono stati certificati secondo le linee guida sul biologico dell’Unione europea.

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